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Irene Volpe: cucina vegana, emozioni e nuove tradizioni italiane

Pubblicato il 02/02/2026

Irene Volpe e il cibo come specchio delle emozioni

La cucina non è solo tecnica o nutrizione, ma un linguaggio capace di raccontare identità, valori ed emozioni. Irene Volpe, chef e divulgatrice della cucina vegana, interpreta il cibo come espressione personale e collettiva, trasformando il mondo vegetale in uno spazio di inclusione e sperimentazione.

Nel suo percorso, il cibo diventa una narrazione emotiva, dove ogni scelta riflette una visione contemporanea della tradizione. “La cucina è lo specchio delle emozioni che provo.” 

La cucina vegana come linguaggio creativo e inclusivo

Dalla scoperta personale a una visione condivisa

«Non so se posso definirmi un punto di riferimento», racconta Irene, «ma attraverso i miei piatti cerco di raccontare cucina vegetale, inclusione e creatività». Cinque anni fa scopre che la cucina poteva trasformarsi in una professione, iniziando un percorso di studio sugli ingredienti e sul loro impatto ambientale.

La scelta di escludere prodotti di origine animale non nasce come rinuncia, ma come apertura: i vegetali diventano uno strumento espressivo ampio, versatile e mai ripetitivo. Il suo obiettivo è diffondere una cucina sostenibile, colorata e capace di emozionare.

La percezione del vegan: limite o ritorno alle origini?

 Il rapporto tra cucina vegetale e professionisti del settore

Confrontandosi quotidianamente con colleghi e operatori del food, Irene osserva come la cucina vegana venga spesso vista con diffidenza, interpretata come una limitazione invece che come un ritorno alle basi della cucina.

Molti prodotti vegan replicano carne o latticini: soluzioni utili in una fase iniziale, ma che non dovrebbero diventare l’unico modello di riferimento. Ridurre ingredienti animali non significa inseguirne costantemente il sapore, ma lasciare spazio a nuove identità gastronomiche.

Dal “senza” al “con in più”: cambiare prospettiva.

Nuove possibilità nella tradizione italiana

Il vegan viene spesso associato al concetto di privazione: senza latte, senza burro, senza uova. Irene ribalta questo approccio. «Il diverso non è una mancanza: togliere può aprire nuove possibilità».

Siamo culturalmente legati a ricette considerate immutabili, come il cornetto al burro o i grandi classici della cucina italiana. Mettere in discussione questi schemi può sembrare complesso, ma risulta liberatorio. Introdurre piccoli cambiamenti — come scegliere un prodotto vegetale alla settimana permette di costruire tradizioni nuove, non solo ereditate, ma consapevolmente scelte. “Il diverso non è una mancanza.”

I prodotti vegan Forno d’Asolo: il punto di vista di un’esperta

Gusto, equilibrio e memoria

Avendo assaggiato l’intera gamma vegan dolce e salata di Forno d’Asolo, Irene sottolinea un aspetto fondamentale: la pulizia del morso. Un elemento non scontato, soprattutto in prodotti da colazione, che spesso risultano eccessivamente dolci o pesanti dopo pochi assaggi.

In questo caso, l’equilibrio è centrale. Tra le referenze che l’hanno colpita maggiormente, spiccano il cornetto al carbone vegetale e quello ai frutti rossi e goji, capaci di evocare ricordi e sensazioni precise. 

Colazione al bar e vegan: dolce o salato?

Un rito identitario che cambia lentamente

In Italia, la colazione al bar resta un momento profondamente identitario. Cappuccino e cornetto continuano a essere un rituale condiviso, anche se Irene si definisce “un’italiana atipica”, con una preferenza personale per il salato.

Viaggiando, sceglie sempre in base alla tradizione locale: in Europa ama il brunch accompagnato da bevande come chai latte o golden milk, mentre in Inghilterra il porridge con burro di arachidi e mirtilli rappresenta una comfort routine semplice e appagante.

Il ruolo delle aziende nella diffusione del vegan in Italia

Tradizione, praticità e inclusione

Secondo Irene, aziende come Forno d’Asolo hanno un ruolo chiave nel dimostrare che il vegan può convivere perfettamente con la tradizione italiana. Su prodotti come torte o croissant, non è indispensabile continuare a utilizzare ingredienti di origine animale: esistono molte alternative valide. L’ampia gamma vegan — non una o due referenze, ma un assortimento completo — rende questa scelta praticabile anche per i punti di ristoro. Optare per una proposta interamente vegetale significa ridurre contaminazioni, limitare allergeni e costruire un’offerta più inclusiva, lanciando un messaggio chiaro: mangiare più vegetale è possibile, attuale e stimolante per la creatività.

“Il vegetale è un mondo infinito e versatile, e non si finisce mai di sperimentare.”

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